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Prova Barca: Sun Odyssey 54 DS

da Aurélie Renier

Dal molo, il suo musone di prua quasi verticale e il ponte leggermente inclinato, i tre ordini di crocette, gli oblò profilati del roof e la sua livrea blu navy gli donano un look riconoscibile tra mille. È proprio su un Sun Odyssey 54DS dei cantieri Jeanneau che mi imbarcherò per raggiungere la Martinica da Bequia…

Un look pazzesco.

Mi dò un pizzicotto, ma non sto sognando, è davvero a bordo dell’imbarcazione che mi ha fatto cascare la mascella e mi ha fatto sognare per ore al momento del suo varo nel 2002 che navigherò nei prossimi giorni!

Facendo un passo indietro, nel 2002 un 54 piedi era una barca piuttosto grande, di una misura poco diffusa, all’epoca, e il marchio Jeanneau vi aveva giustamente riposto molte speranze. L’idea era quella di realizzare un cruiser elegante e performante, realmente vivibile, dalle ottime prestazioni a vela anche con un notevole carico. Progettata da Jacques Fauroux, padre dei bei modelli DJANGO 2 e OCEAN SEVEN, la linea di questa imbarcazione ha fatto scalpore al momento del varo e continua a essere uno schianto. Realizzata in fibra di vetro con rinforzi in kevlar, la struttura in legno è stratificata, così come la parte strutturale bassa della pavimentazione sulla quale riposano il telaio motore e la chiglia (bullonata con bulloni di 32 mm di diametro!).

La barca esiste in due versioni con diverso pescaggio: 2,30 m e 2 m. La versione di 2 m dispone di 400 kg di zavorra in più (5.400 kg)

Dettagli da superyacht

Non ancora del tutto convinto che non si tratti di un sogno, salgo a bordo tramite il suo bordo ampio e i suoi 3 gradini rivestiti in teck e sgancio la battagliola che scorre con una molla per sparire in un montante della balaustra posteriore: un dettaglio da superyacht! Mi accorgo subito che la versione che avrò tra le mani è equipaggiata meravigliosamente con: ponte in teck, sovrastrutture cromate, winch elettrici, imbottitura per prendisole anteriore. Entro e scopro la prima innovazione su una barca di serie di questo tipo: il pozzetto.

Diviso da un lato dal doppio timone a ruota in due zone distinte (zona posteriore di manovra e zona anteriore per il dolce far niente), offre diverse sedute a livello dei sedili a panchina. La zona di manovra lascia sotto mano i due winch elettrici del genoa, i comandi delle luci di navigazione e del motore sulla consolle a babordo, i comandi del pilota e i ripetitori sono montati ai due lati. La posizione del comando motore (king size, cromato) permette di raggiungerlo facilmente anche se si timona dalla consolle di tribordo.

Il grosso tracciatore di rotta Raymarine è installato sul piede del tavolo, anteriormente. Ma cosa sono questi pedali ai piedi del tavolo? Si tratta dell’“Electric Jib furling”; un’opzione proposta da Jeanneau. Winch, verricello, propulsore, avvolgifiocco elettrici: il modello della gamma Sun Odyssey è caratterizzato dal top della tecnologia.

Avanzo nel pozzetto e passo davanti a un bellissimo tavolo dal ripiano in legno massiccio e al corrimano inox e imbocco gli ampi passavanti.

Circola in sicurezza

Un listone in teck di 4 cm buoni di altezza corre da poppa a prua e completa la sicurezza degli spostamenti anche perché le sartie tornano contro il roof e liberano ampiamente il passaggio. Due maniche a vento sul roof, 8 oblò della carena, 6 oblò del pozzetto, 12 oblò del ponte e due vetrate profilate laterali dovrebbero garantire una buona ventilazione, ma la barca è climatizzata (non utilizzerò di certo la climatizzazione su una barca a vela! Ah, questi americani!). -) !

Anteriormente all’albero, trovo un grande prendisole interamente ricoperto di materassi.

Poi scopro un sostegno sganciabile, ottimo, i genoa arrotolati funzionano molto male quando c’è molto vento e un musone di prua XXL. Non credo di averne mai visto uno così profondo. Il verricello è molto robusto ed è dotato di un freno a catena fissato sul ponte. Quest’ultimo, munito di un rinforzo idoneo, permette di far sopportare la trazione, evitando la manovra dell’installazione del gancio di sicurezza per salpa ancora, adagiato sul ponte. Infine, proprio sotto il naso dell’imbarcazione, Jeanneau ha installato un musone di protezione inox che protegge la carena da eventuali graffi all’ormeggio.

Un salone a vetrata e un tavolo da carteggio da ammiraglio!

Dirigendomi verso l’interno e imboccando una discesa ampia e poco ripida, molto tranquilla, sbuco in una specie di veranda a vetri, inondata dalla luce, che contiene due saloni…

È il quadrato! Uno con bar sul lato sinistro e una dinette per 6 persone sul lato destro con due sedie, volanti come a terra, che sì, si possono agganciare durante la navigazione. La pelle rossiccia che riveste il tutto dona un’atmosfera da salotto inglese. C’è molta luce e la cucina a L a babordo, leggermente antistante con un piano di lavoro in corian, contiene un frigoboat, un frigorifero tradizionale, un forno a microonde, una cappa aspirante, un lavandino doppio, una piastra a tre fuochi, un forno e, colmo del lusso, un armadio che permette di lasciar scolare i piatti fuori dalla vista.

A babordo, un tavolo da carteggio dalle linee curve e dalle dimensioni di una portaerei, da vero pascià, con una consolle porta strumenti in legno a sua volta dalle linee morbide.

Bisogna dirlo, la qualità delle finiture realizzate in gran parte in legno massiccio da Jeanneau è di tutto rilievo. Un appendiabiti per cerate umide è installato subito dietro…

Cabine spaziose

La versione a mia disposizione presenta due cabine posteriori e, a prua, una cabina “dell’armatore” dotata di un vero letto con materasso a doghe da 205 x 160 cm, una toeletta con il suo sedile, numerosi spazi di stivaggio con un bagno e, nella punta, una cabina dello “skipper” con lavandino e un WC installato, orrore, sotto il materasso. Sono davvero lieto di non utilizzarle quest’ultima, ma su questa imbarcazione è utilizzata come spazio di stivaggio.

Queste cabine sono spaziose e luminose e i rispettivi bagni sono dotati di doccia attrezzata, per alcune (cabina dell’armatore), di un pavimento grigliato e di una tenda, che consente di evitare di allagare la stanza quando si utilizza.

Un vero impianto a gas!

Dal punto di vista degli impianti, la barca è piuttosto perfezionata.

Le acque grigie sono centralizzate in un serbatoio che si svuota automaticamente in mare. Le acque nere sono stoccate in serbatoi per due dei 4 bagni. Il sistema di alimentazione ad acqua potabile comporta due pompe e un pallone a camera ad aria (che evita che le pompe entrino in funzione ogni volta). Lo scaldabagno da 45 L è un po’ risicato, rispetto alla capacità d’acqua (930 L in 4 serbatoi inox).

Dal punto di vista elettrico, questa imbarcazione è stata aggiornata dal suo proprietario, che ha scelto il comfort. La scelta di un gruppo insonorizzato da 110 V permette di ripartire tutti i consumi elettrici di bordo, climatizzazione inclusa. I pack batterie (3: avviamento, 12 V e 24 V) sono dimensionati generosamente, soprattutto il 24 V che alimenta i winch, l’avvolgifiocco, il verricello elettrico e l’elica di prua. Intelligente, l’impianto presenta un alternatore dalle elevate prestazioni in grado di caricare a 3 fasi i pack batterie al 100% durante la navigazione. Per il molo, i due caricabatterie da 12 e 24 volt garantiscono una ricarica rapida se la potenza è disponibile in banchina!

Infine, un convertitore da 1500 W garantisce permanentemente la fornitura di 110 V a bordo.

In mare

I canali tra le isole delle Antille sono percorsi dal moto ondoso oceanico e non godono della protezione dell’altezza di quest’ultimo. Si prendono spesso dei buoni “schiaffi”. Un’imbarcazione pesante, dalla carena potente e fortemente telata offre la garanzia di una navigazione piacevole e sicura in questa zona. Coincidenza fortunata, è proprio quello di cui disponiamo! Questa mattina, alla partenza da Bequia, il nostro equipaggio (4 uomini) sfoggia un sorriso radioso non appena viene confermato il meteo odierno: 20 nodi con raffiche a 35 nodi est. Non è cosa da tutti i giorni potersi offrire una navigazione sportiva su un cruiser performante idealmente adatto al programma, in compagnia di un equipaggio agguerrito. 71 miglia al traverso, ci dovremmo mettere 8 o 9 ore, un tempo eccellente, sarà l’ora dell’aperitivo a Rodney Bay…

Un motore potente

Salpiamo l’ancora e ci dirigiamo a nord puntando verso l’estremità ovest della baia di Layou a Saint-Vincent e, da là, rotta a 15° in direzione dei Pitoni di Santa Lucia.

I 110 cavalli del motore Yanmar fanno slanciare senza problemi l’imbarcazione, che raggiunge i 10 nodi a 2000 giri! Ore 9. Una volta lasciata l’Admiralty Bay estraiamo tutto il genoa con il winch elettrico spiegandolo all’avvolgifiocco elettrico. Il tutto viene fatto facilmente, anche se un po’ meno rapidamente che a mano. Il tutto viene fatto facilmente, anche se un po’ meno rapidamente che a mano. Anche in questo caso le manovre vengono compiute alla perfezione con il winch elettrico, ma i velisti scalpitano dietro ai rispettivi winch, ben sapendo che loro potrebbero fare di meglio. Vedremo più tardi. Le quasi 20 tonnellate dell’imbarcazione fanno sì che le occorra un attimo per slanciarsi a vela, ma una volta partita non la ferma più nessuno!

Il timone è morbido, grazie ai cuscinetti auto-allineanti e all’anima composita da 50 mm inox del rovescio del timone, che non va in torsione. Sono di grossa corporatura e ho un’ottima posizione di pilotaggio, con la copertura dell’alloggiamento di sopravvivenza che funge da poggiapiedi.

Al traverso con raffiche da 20 nodi, possiamo tenere tutto. C’è un certo sbandamento, ma con il baglio massimo non interamente a poppa, non si ha l’impressione di trovarsi in alto come avviene sulle imbarcazioni attuali, dalle carene più piatte, è più comodo.

Le regolazioni al winch elettrico vengono effettuate con la massima facilità, al punto che si prepara un ammutinamento dovuto alla totale inattività dell’equipaggio. In effetti, preso dall’entusiasmo, manovro e regolo da solo, con l’aiuto della fatina dell’elettricità, questo giocattolino da 20 tonnellate, come se si trattasse di un 420!

Bzz cazzare, bzz trincare, bzz lascare, funziona tutto alla perfezione. L’unico pericolo, a mio avviso, è la mancanza di sensazioni di risposta: non si misura la resistenza della manovra quando si procede. Tenendo conto della coppia pazzesca di cui dispongono queste macchine, si può schiacciare o rompere qualcosa in particolare quando si cazza la drizza della randa quando si prende un terzarolo.

Volendo evitare di ritrovarmi nella situazione del capitano Bligh del Bounty, cedo alle ripetute richieste dell’equipaggio di passare in modalità manuale e di regolare in maniera più fine la nostra bella barca. Sempre al traverso, con 20 nodi stabili, portiamo tutto il genoa e la randa al primo terzarolo.

Raggiungiamo i 9 nodi. Ci sono 2 metri buoni di onda che attraversiamo come se non esistesse, grazie all’effetto del peso e della carena. Perfettamente asciutti dietro il bimini, siamo appena bagnati quando l’abbassiamo. La barca non tangheggia, calata sui suoi appoggi come su un binario.

Una burrasca

All’estremità settentrionale di Saint-Vincent ci raggiunge una burrasca d’acqua calda, che accogliamo con giacca cerata e shorts da bagno, terzo terzarolo e genoa ridotto. Allentare due terzaroli è una parte del divertimento grazie ai winch e all’avvolgifiocco elettrico. Bisognerebbe comunque potersi imbracare da qualche parte quando si raggiunge il piede dell’albero, alla carena, per prendere e sciogliere il terzo terzarolo, ma non ci sono cinghie dove agganciare i nostri cordini, che sarebbero comunque troppo corti, data la larghezza della barca!

Una volta passata la burrasca, raduniamo tutta la randa a mano, quindi il genoa (confermo: gli uomini sono più rapidi dei winch elettrici) e si riparte con un’andatura d’inferno. Navighiamo di bolina larga, con un’onda di ¾ anteriore, mai al di sotto degli 8 nodi.

La barca reagisce istantaneamente alle sollecitazioni del timoniere, che timona con l’onda e sfoggia un sorriso estatico mentre guida questo giocattolo bello e potente.

Non sono nemmeno le 17 quando ci presentiamo salati, felici, a vele sciolte di fronte al porto turistico di Rodney Bay a Santa Lucia per prendere posto sul pontile dedicato ai grandi yacht prima di andare a gustarci una pinta di birra a terra! Abbiamo divorato le 71 miglia in meno di 8 ore in un comfort regale, annientando completamente le condizioni sportive del giorno. Durante il percorso abbiamo perfino potuto mangiare al caldo e… seduti!

La Sun Odyssey 54 DS è una barca ben fatta. Un look inimitabile, una robustezza impeccabile, allestimenti intelligenti e lussuosi, un comportamento ineccepibile in mare. È in cima alla mia wishlist di barche a vela di queste dimensioni, in due parole, L’ADORO!

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L’articolo di collaudo dell’imbarcazione è stato redatto da François Meyer.

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