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Prova Barca: Sun Odyssey 36 i

da Aurélie Renier

Nel segmento dei 35/36 piedi, la concorrenza è accesa! Al momento del suo varo nel 2006, il Sun Odyssey 36 i aveva una doppia missione nei confronti della concorrenza tedesca: una barca più spaziosa e meno onerosa all’acquisto, pur mantenendo i tratti genetici della serie, comfort, sicurezza e piacere di navigare. Obiettivo certamente raggiunto da questa barca a vela Jeanneau il cui prezzo di vendita era inferiore di quasi il 10% rispetto al suo predecessore, il Sun Odyssey 35.

Tutte le sartie cantano sotto il maestrale stabile del porto di Hyères questa notte mentre cerco il posto della barca a vela che mi aspetta sul molo dei visitatori. L’equipaggio incontrato alle docce della capitaneria l’ha confermato, questo pomeriggio si ballava. L’elicottero ha dovuto decollare per prestare soccorso a una barca a vela in difficoltà a sud dell’isola di Levant… Per quanto mi riguarda, non sono affatto dispiaciuto. Finalmente un collaudo con del vento!

Infine, individuo la barca, di cui riconosco immediatamente la discendenza da papà Lombard, con il roof a soffietto, l’oblò sullo scafo, l’ampio pozzetto e il ponte in teck. Mi dico che questo pozzetto è davvero ampio mentre, in piedi al suo interno, porgo al mio amico Cyrille le borse e la spesa attraverso la discesa.

È sera. Per una volta visitiamo innanzitutto l’interno.

La discesa

La discesa è relativamente ripida, ma come fare altrimenti preservando l’altezza sotto baglio in un’unità di 10/11 m? In fondo, ho una bella sorpresa: posso portare in giro i miei 192 cm senza sfondare i soffitti con la mia pelata! A proposito di soffitti, nella denominazione della barca, la “i” di “36i” significa “ponte realizzato a iniezione”. Questo, realizzato in un unico pezzo, consente una finitura integrale senza rendere obbligatoria ovunque la presenza di rivestimenti.

La cucina

La cucina si trova a babordo ed è molto piacevole: ci si può cucinare rivolti verso un oblò, con tutti gli accessori e gli spazi di stivaggio a portata di mano. Scrivo “cucinare” perché sia che siate del tipo “pasta al burro” o “pollo al latte di cocco alla tailandese con contorno di giardiniera di verdurine fresche”, tutti i programmi culinari sono fattibili. A parte gli scherzi, la cucina è per studiata e offre anche un congelatore enorme. Sul davanti della cucina, troviamo il quadrato, con il suo tavolo pieghevole che consente il passaggio verso la cabina anteriore di babordo.

Salone

Teoricamente consente a 6 persone di mangiare all’interno, ma questo mi sembra piuttosto ottimistico, visto che mi trovo incastrato sotto il tavolo, anche avendo fatto scorrere il tavolo da carteggio, che libera una seduta.

Tavolo da carteggio

Il mobilio è abilmente realizzato in Moabi trattato con stabilizzanti agli UV per quanto questa barca è luminosa di giorno. Spazi di stivaggio ovunque. C’è così tanto spazio che l’equipaggio precedente ha scordato una bottiglia di eccellente vino rosso!

Un bagno…da barca

La versione che abbiamo noleggiato presenta 3 cabine e un bagno. Situato a babordo, quest’ultimo, sebbene realizzato abilmente (armadio impermeabile agli schizzi della doccia) resta comunque il bagno di… una barca a vela da 10/11 m.

Le due cabine posteriori offrono letti abbastanza lunghi e larghi per una coppia, anche se l’altezza sotto la cassa non è enorme. In compenso, durante la giornata i due oblò garantiscono luce a sufficienza. Il mio amico sceglie una di queste, io invece preferisco sistemarmi in quella di prua, dove l’altezza sotto baglio non è enorme (1,85 m) all’ingresso, ma rimane comunque più voluminosa nel suo insieme.

Un equipaggiamento tecnico semplice ed efficace

Trovo lo scaldabagno da 40 L sotto i sedili a panchina del quadrato, così come la distribuzione e il gruppo idrico (capacità d’acqua 355 L). I fusibili e il relè del verricello sono situati sul lato anteriore della cabina posteriore di tribordo.

Le batterie si trovano sotto il letto. Su questa imbarcazione ce ne sono tre. Una da 70 Ah dedicata al motore e due da 70 Ah riservate agli accessori. Poiché la barca è equipaggiata con luci e fari a incandescenza, la misura del pack servizi non è smisurata, visto poi che di standard prevede una sola batteria! Un alternatore da 55 A su un ripartitore di carico a due uscite e un caricabatterie da 25 A completano il tutto.

Il motore è di facile accesso (astina dell’indicatore dell’olio, foro di riempimento dell’olio e carter di raffreddamento). L’alloggiamento motore è ventilato nei due sensi di aspirazione aria fresca ed espulsione aria calda. Va notato che le intercapedini che accolgono i pannelli dei pavimenti sono rivestite, perifericamente, con un piccolo giunto che li mantiene perfettamente in posizione impedendo che ci sia gioco tra l’uno e l’altro.

Un ampio pozzetto

Di ritorno all’aria aperta dopo una buona notte di sonno trascorsa a bordo, è l’ora di una colazione rapidissima prima dei preparativi per la partenza. Il pozzetto è spazioso e i passavanti sono ampi, anche se si deve fare qualche contorsionismo per passare sotto le sartie. Anteriormente, si può girare l’annesso sul ponte, dove interferirà con il genoa e la sua scotta in virata, ma cosa farne altrimenti? Infine, un musone di prua massiccio e un gavone dell’ancora profondo completano il quadro.

Se non dessi ascolto alla mia vocina interiore che mi consiglia di agire con prudenza partirei immediatamente, con una brioche in mano! Ma ci prendiamo il tempo di esplorare l’albero e scopriamo, con piacere, la presenza di due terzaroli automatici e di un terzo, manuale. Questo terzo terzarolo è provvidenziale, con i 6 Beaufort previsti e raffiche a 35 nodi!

Avanti tutta

Avvio il motore, il comando è mal posizionato, a filo del terreno lato bordo franco di tribordo. Poiché il pozzetto misura 3,59 m di larghezza, in piedi al timone devo manovrarlo con il piede. Non è grave, è una barca a vela! I gavoni del pozzetto offrono spazio di stivaggio, anche se è un po’ di misura per riporre tutti i parabordi. La terza cabina ci servirà da stivaggio. La barca esiste anche in una versione a due cabine, in cui la cabina posteriore di babordo è stata appunto trasformata in un’area tecnica.

I 31 cavalli del 3 cilindri sulla linea d’asse Yanmar fanno slanciare facilmente questa barca a vela, che pesa comunque 6,5 tonnellate, con i pieni e i passeggeri.

Usciamo dal porto in direzione della punta orientale dell’isola di Porquerolles al Capo di Mèdes che dovrebbe offrirci un buon assaggio di maestrale. Ci sono 1,5 nodi sottovento alla penisola di Giens e più avanti ne incontreremo sicuramente di più.

Tutto sommato, ci aspetta una lunga andatura sottovento.

Mi metto sopravento, con il paterazzo tra le scapole, ma riesco a trovare una posizione piacevole. Sì, piacevole perché inizio immediatamente a divertirmi manovrando questa barca a vela dal timone al tempo stesso così espressivo e morbido. Un grosso merito va sicuramente al rovescio del timone unico a cuscinetto singolo.

I due winch Harken da 40 del genoa sono facilmente utilizzabili dal timoniere, mentre quello della randa, armato alla tedesca, richiede le cure di un membro dell’equipaggio su uno dei profili del roof. Tutte le manovre tornano al roof su bozzelli Spinlock davanti ai winch Harken a 2 velocità.

Sottovento a 130° di vento, raggiungiamo facilmente i 9 nodi e abbandonando la protezione della penisola di Giens rimaniamo a vele spiegate malgrado i 20 nodi che talvolta ci spingono.

La barca è impetuosa quanto basta (cerca di avvicinarsi all’asse del vento) e le sensazioni trasmesse dal timone sono utili e piacevoli.

3 terzaroli, 3!

Qualche giorno più tardi, sempre durante questa botta di maestrale, dobbiamo ritornare a Hyères da Cavalaire.

Qui è tutta un’altra storia: 25/30 nodi stabili e un percorso da compiere quasi al traverso. Nel pomeriggio abbiamo registrato delle raffiche a 37 nodi reali all’anemometro. Con due terzaroli nella randa e il genoa parzialmente arrotolato, la barca procede male. Tangheggia parecchio anche quando abbatto. Il listone sotto vento è in acqua. Lo faccio filare per limitare la sbandata, ma la velocità si riduce fortemente.

È il momento di agganciare il 3° terzarolo ai piedi dell’albero. Anche se la manovra è delicata per via dell’assenza di un guardacorpo o di un aggancio per il cordino della mia imbracatura, sono felice di poter ridurre una volta preso il terzarolo. La barca prende immediatamente una tenuta più piacevole e la velocità sale di nuovo, non essendo più obbligata a filare! La parte finale di questo pomeriggio di ritorno avviene in sicurezza, alle andature di bolina, nonostante il forza 6 fisso che durerà fino a sera. Incroceremo altre barche a vela, più grosse, molto, troppo allo sbando non disponendo di questo utilissimo terzarolo manuale…

11m, 3 cabine, volume interno, un comportamento in mare apprezzabile anche in condizioni difficili, il Sun Odyssey 36i rimane una scelta intelligente!

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L’articolo di collaudo dell’imbarcazione è stato redatto da François Meyer.

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