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Prova Barca: Archambault Surprise

da Aurélie Renier

Progettata da Michel Joubert nel 1876, la Archambault Surprise è una day boat familiare e sportiva. “Sportiva” è proprio il termine giusto: il successo riscosso da questa imbarcazione tra le barche a vela sportive è infatti testimoniato dai 1775 esemplari prodotti. Leggera, fortemente telata e pronta a regalare sensazioni forti, è la barca a vela ideale per mettere i winch in acqua!

Disponibile in due versioni di manovra, può essere armata a 7/8 (spinnaker da 45 m2) o in versione “lacustre” (spinnaker in testa da 65 m2). Per quanto riguarda lo scafo, lo troviamo in versione a chiglia fissa, a chiglia sollevabile, bichiglia o con deriva zavorrata con salmone.

La Surprise, un grande successo commerciale

Dopo aver goduto in occasione del suo lancio di un grande successo in Svizzera, dove navigano più di 800 esemplari, soprattutto sul lago di Ginevra, troviamo la Surprise regolarmente impegnata alla Bol d’Or e su tutti gli specchi d’acqua d’Europa. Realizzata a iniezione fin dall’inizio degli anni 2000, la Surprise è un’imbarcazione solida, scelta da diverse scuole di vela.

Dopo la dichiarazione di fallimento nel 2015, i cantieri Archambault sono stati presi in carico da diversi soggetti, per poi arrivare nelle mani di un velista, Sébastien Gicquel, nel 2019.

La mia versione della madeleine di Proust

Quando si è presentata l’opportunità di imbarcarsi su questa Surprise del 1989, è stato come fare un tuffo nella mia infanzia. È infatti su questa barca a vela che ho contratto, da bambino, un virus ghiotto di acqua di mare e resistente alla ragione e al grigiore: quello della vela!

La individuo immediatamente al porto con la sua livrea rossa, le sovrastrutture bianche e gli oblò del roof in plexiglas nero, smerigliati. Questa bella imbarcazione non mi sembra più così gigantesca come appariva ai miei occhi di bambino, malgrado i suoi 7,65 m di lunghezza e 2,48 m di larghezza (trasportabile su rimorchio).

Salgo a bordo passando dal quadro posteriore infilandomi sotto il paterazzo con un movimento di pseudo limbo ed evito per un soffio di finire in acqua in seguito al tangheggio che provoco con i miei 125 kg… La piccola pesa meno di 1,2 tonnellate, anche se dispone di 500 kg di zavorra all’estremità della chiglia. Il solido timone in legno, il fuoribordo montato sul quadro posteriore, il trasto nel pozzetto, i rinvii sul roof, manca solo lo zio Denis, col suo bob calcato in testa e i suoi due figli Jean-Eric e Gilles, per rivivere un periodo d’oro della mia infanzia.

Interni spartani

All’interno perfino i cuscini sono d’epoca e mi riportano ai primi anni ‘80!

Ritrovo con piacere il letto bretone a prua, ingombro di sacchi per vele, il minuscolo tavolo da carteggio a tribordo, l’altrettanto minuscolo piano cottura a tribordo, il bagno chimico e l’altezza sotto baglio di 1,45 m. Ma chi si imbarca su una Surprise per il comfort della crociera?

Un allestimento del ponte da competizione

Di ritorno di sopra, sono felice di constatare che tutti i bozzelli e le gallocce sono etichettati. Questa bambina dispone di un fiocco olimpico (solent), un genoa, una tormentina, uno spinnaker, insomma, un guardaroba che non si trova più sulle dayboat familiari.

Il pozzetto è immenso per una barca a vela di queste dimensioni e può ospitare tranquillamente 4 o 5 adulti. Due grandi stipetti, da ciascun lato, permettono di riporre i parabordi e tutto il materiale necessario.

Sgattaiolo in avanti aggirando le sartie e attraverso i binari della scotta del fiocco, molto lunghi, per arrivare a prua e trovare un gavone dell’ancora contenente la catena dell’ancora e il cablotto e una galloccia, ma nessun verricello, che sovraccaricherebbe inutilmente la prua.

Si parte?

I miei due compagni di squadra di oggi arrivano dopo qualche minuto e non saremo intralciati da borse con effetti personali o da tute impermeabili. Ci sono 24 gradi stamattina al sole dei primi di giugno, 15/20 nodi di vento da ovest e un programma semplice: filiamo fino alla cala di Sormiou, a 17 miglia da qui, pranziamo e torniamo.

In tre a bordo c’è tutto lo spazio per spostarsi comodamente nel pozzetto. Ne approfittiamo per ingarrocciare il genoa perché, con un guardaroba del genere, non c’è traccia di avvolgifiocco! Molliamo la trappa e gli ormeggi e partiamo sfruttando il motore a 2 tempi. Il macinino da 6 cavalli ci permette di uscire dal porto, ma non ci farei troppo affidamento per ricondurre la barca indietro se il tempo si dovesse guastare, dato che l’elica si cavita ad ogni tangheggio.

Ci sarà da divertirsi

Issiamo completamente la randa (guarda un po’!, dispone di una sola mano di terzaroli, una vela da regata di classe?) e poi il genoa. Queste manovre riescono facilmente dai winch del roof. Poi partiamo per un primo bordo al traverso, tutti e tre sistemati sullo schienale dei sedili del pozzetto.

A qualche gomena dall’uscita del porto, bam!, la prima raffica di vento ci ricorda il peso contenuto di questa imbarcazione, si tangheggia e il listone finisce immediatamente in acqua!

Arretriamo al massimo per cercare il contrappeso, ma senza cinghie o imbracatura è difficile! Questa barca elvetica è ancora equipaggiata secondo il suo calibro, che impedisce il ricorso a questi sistemi. È quindi con il busto fuori dalle battagliole e aggrappandoci dove possiamo che manteniamo la barca a un’andatura accettabile.

Il solido timone è leggero alla perfezione e notevolmente equilibrato; lo lascio andare e la barca non risale immediatamente al vento e offre un ottimo feedback. È vivace e si avvicina di più a una deriva da regata che a un cruiser. Si viaggia veloci, a 90° di vento e 15 nodi, a vele spiegate, superiamo i 7 nodi tra gli spruzzi che solleviamo. Cerchiamo il massimo del contrappeso possibile, mettendo al lavoro gli addominali e le cosce!

A tutto gas di bolina

Viriamo quindi in direzione della punta sud dell’isola verde, l’occasione ideale per un lungo lato di bolina.

Sempre 15/18 nodi e siamo troppo telati o troppo leggeri! Capisco perché i velisti si imbarcano in 4 su queste barche. Decidiamo di cambiare il genoa con il solent. Abbassare e poi cambiare la vela di prua su una barca a vela di queste dimensioni richiede destrezza ed equilibrio, soprattutto quando giunge il momento di ingarrocciare il solent sul paterazzo con dei vuoti di un metro scarso… Appiattiamo la randa in un istante grazie ai comandi etichettati.

Ormai ben regolato, vado di bolina e il tangheggio è come minimo pari al piacere provato: enorme! Con il listone costantemente in acqua, bagniamo i winch nelle raffiche di vento e ci divertiamo come pazzi, anche se comincio a sentire un bruciore costante a livello degli addominali, poco abituati a questi ritmi. La barca risale molto bene di bolina: a 35/40° di vento superiamo più volte i 6 nodi. Gli spruzzi volano, ci spostiamo in continuazione per equilibrare la barca, concentrati e felici di svolgere un lavoro di squadra così piacevole.

Per concludere la nostra “manche di andata” pieghiamo la prua a 315° a 60° di vento e arriviamo all’ingresso di Sormiou in 3 ore. Una buona media con velocità in aumento!

Dopo aver fatto il bagno nella cala, quando ci prepariamo a metterci in acqua per andare a pranzo i nostri quadricipiti e i nostri addominali ci ricordano che presto dovremo rientrare. Bisogna essere in forma per condurre come si deve una barca come la Surprise! Fortunatamente il rientro si annuncia ad andatura portante e di sicuro non ce ne lamentiamo!

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L’articolo di collaudo dell’imbarcazione è stato redatto da François Meyer.

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